A volte è un numero, più di mille parole, a indicare un cambio di epoca.
Nel 2025, nei Paesi avanzati, le eredità attese hanno sfiorato i 6.000 miliardi di dollari.
Non è soltanto un dato sulla disuguaglianza: è un segnale di trasformazione sociale. Quando i patrimoni si concentrano in poche mani, mentre salari e potere d’acquisto restano sotto pressione, l’eredità smette di essere un passaggio privato. Diventa una forza strutturale che riorganizza le possibilità, e allarga il divario tra chi può permettersi sicurezza e libertà di scelta e chi resta ai margini.
La traiettoria è chiara. Oxfam stima che nel 2025 la ricchezza dei miliardari sia cresciuta di oltre il 16%, arrivando a un record di 18.300 miliardi di dollari. Nel frattempo, per ampie fasce di popolazione, la quotidianità resta segnata dal caro vita e dall’aumento dei prezzi dei beni essenziali.
In questo scenario, tra patrimoni che accelerano e redditi che non tengono il passo, si afferma l’ereditocrazia: un sistema in cui il capitale familiare pesa quanto, se non più, di studio, impegno e carriera nel determinare le traiettorie di vita.
La banca di mamma e papà
A portare il tema al centro del dibattito pubblico è stata anche Eliza Filby, storica e analista generazionale, autrice di Inheritocracy: It’s Time to Talk About the Bank of Mum and Dad.
La sua intuizione è semplice quanto difficile da smentire: oggi l’età adulta ha un pedaggio, e spesso lo pagano i genitori. Non per scelta, ma perché tra affitti e mutui fuori portata, formazione onerosa e precarietà, l’indipendenza senza una rete di sostegno è diventata un privilegio difficile da permettersi.
Di conseguenza cambia la domanda che decide le opportunità: non più “cosa sai fare?”, ma “quanto può sostenerti la tua famiglia?”.
Nella pratica, l’ereditocrazia raramente coincide con la “grande eredità” che arriva a un certo punto della vita. Si costruisce molto prima, negli aiuti quotidiani che, senza rumore, spostano l’ago della bussola:
– un anticipo per la caparra che rende possibile comprare casa
– un sostegno al reddito nelle prime fasi lavorative
– garanzie familiari che aprono l’accesso al credito
– l’università pagata, per non partire con il peso del debito
È così che prende forma la banca di mamma e papà: un’istituzione informale che, nei fatti, funziona come un welfare parallelo.
I numeri lo confermano. In Italia, le eredità valgono ormai circa il 20% del PIL, ma generano un gettito fiscale minimo: intorno allo 0,05%. Nel Regno Unito, secondo una stima di Legal & General (2019), la “banca di mamma e papà” avrebbe messo in campo 6,3 miliardi di sterline di supporto: una cifra tale che, se fosse un istituto di credito, la collocherebbe tra i principali finanziatori del mercato immobiliare.
Ne emerge un dato strutturale: l’autonomia adulta è sempre più condizionata dall’accesso al capitale familiare.
Oltre la divisione tra ricchi e poveri
La divisione che avanza non coincide più soltanto con la contrapposizione classica tra ricchi e poveri. Sta prendendo forma una linea di separazione diversa: tra chi cresce su fondamenta patrimoniali – casa, asset, protezioni familiari – e chi deve reggersi sul solo reddito da lavoro, spesso insufficiente a creare stabilità.
Talento, impegno e formazione non scompaiono, ma perdono centralità.
A parità di competenze, due persone possono imboccare percorsi diversi per un fattore decisivo: la possibilità di contare, o meno, sul capitale familiare.
Una differenza che si traduce in scelte concrete: dove vivere, se restare in una città ad alte opportunità, quali rischi professionali assumere, quanto tempo concedersi prima della stabilità, se e quando pensare a una famiglia.
Quando la mobilità sociale rallenta, diminuisce anche la fiducia nel patto implicito che lega impegno e sicurezza.
Il costo invisibile
Tra gli effetti più sottovalutati dell’ereditocrazia c’è il fattore tempo: la vita rimandata.
L’accesso tardivo all’autonomia abitativa, la posticipazione dell’acquisto della casa, la minore mobilità professionale, il rinvio delle scelte familiari sono il riflesso di un dato strutturale: la riduzione del margine di errore per chi non dispone di una rete patrimoniale.
Quando il costo del fallimento cresce, diminuiscono propensione al rischio e sperimentazione. Ne derivano effetti di sistema: meno innovazione, meno creatività, meno resilienza sociale. In questo senso, una società fondata sull’eredità non redistribuisce solo ricchezza: redistribuisce tempo, fiducia e possibilità.
Dal welfare che arretra alle reti di sicurezza private
Esiste una ragione strutturale dietro l’ascesa della banca di mamma e papà.
Man mano che i sistemi di welfare faticano a tenere il passo, le famiglie sono sempre più chiamate a colmare il divario. Ciò che appare come generosità privata è spesso una risposta pratica a costi più elevati e a una protezione pubblica sempre più fragile.
Col tempo, questo sposta l’equilibrio complessivo: la famiglia diventa una fonte sempre più centrale di stabilità e assorbimento del rischio, soprattutto per le generazioni più giovani che cercano di costruire il proprio futuro.
È in questo spazio che l’ereditocrazia mette radici. Quando le garanzie pubbliche si indeboliscono, le risorse private diventano il principale accesso alla sicurezza, producendo un paradosso evidente: reti di protezione più solide per alcuni, basi condivise più deboli per tutti.
Cosa fare: la risposta non può essere solo morale
Se l’eredità torna a determinare in modo così netto i destini individuali, la risposta non può limitarsi a un appello culturale: deve diventare politica.
Dove intervenire:
- riequilibrare il fisco, spostando peso dal lavoro alle grandi concentrazioni e ai grandi trasferimenti di ricchezza, tutelando i patrimoni ordinari;
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considerare la casa come diritto e infrastruttura, aumentando offerta dove serve, sbloccando stock inutilizzato e rafforzando la stabilità del mercato degli affitti;
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riaprire canali di mobilità, con istruzione accessibile, sostegno nelle fasi iniziali della carriera e salari in grado di tenere il passo con il costo della vita;
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rafforzare protezioni universali su sanità, cura e sicurezza di lungo periodo, perché le famiglie non debbano sostituirsi allo Stato.
Se il futuro si ferma prima ancora di cominciare, allora è lì che va ripensato. Non nelle eredità, ma nelle condizioni che rendono possibile scegliere.