Sostenibilità

Cooling Poverty: il volto invisibile del caldo estremo

Di E.U. - G2R Communication Specialist

C’è una realtà che troppo spesso ignoriamo: la crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. Spesso siamo abituati a raccontarla in termini numerici: gradi che salgono, emissioni che aumentano, mari che si innalzano.


Ma il suo impatto più immediato è umano: nei corpi che cedono al caldo, nelle abitazioni che trattengono l’afa, nelle città dove l’aria diventa irrespirabile.

E quando il termometro sale, le disuguaglianze emergono in tutta la loro evidenza. C’è chi può contare su case isolate, accesso all’acqua e infrastrutture resilienti. E chi invece è costretto a resistere ore sotto il sole o a sopportare il caldo, senza riparo, senza risorse, senza tutele.


Questo fenomeno ha un nome: Cooling Poverty.

Una forma emergente di disuguaglianza sociale e climatica, silenziosa ma crescente, che non si riduce al possesso o meno di un condizionatore, ma riiguarda l’accesso a cure, sicurezza, dignità.



Le cinque dimensioni sistemiche

Definita da un gruppo di ricercatori internazionali di Università Ca’ Foscari, CMCC, Oxford e pubblicata su Nature Sustainability, la Cooling Poverty è una condizione complessa e multidimensionale, che nasce dall’intersezione di cinque fattori chiave


1️⃣ Clima

L’esposizione al caldo non si misura solo in gradi medi: umidità, isole di calore e microclimi locali possono rendere alcune aree più pericolose. Per intervenire servono dati precisi e strategie mirate.


2️⃣ Infrastrutture e asset

Raffreddare non vuol dire solo installare un ventilatore. Significa avere accesso ad acqua pulita, abiti traspiranti, edifici ventilati, spazi ombreggiati e quartieri verdi. Dove mancano, il caldo diventa una prigione.


3️⃣ Disuguaglianze sociali

Chi vive ai margini spesso non ha reti di supporto o accesso a luoghi climatizzati. Il raffreddamento artificiale di pochi può peggiorare l’afa per chi resta all’esterno, accentuando un divario già profondo.


4️⃣ Salute

La Cooling Poverty è allo stesso tempo una minaccia per la salute e una sua conseguenza. Il caldo estremo aggrava le malattie, aumenta i ricoveri e mette a rischio la vita. In assenza di infrastrutture adeguate, anche la conservazione di cibi e medicinali diventa un problema.


5️⃣ Istruzione e standard lavorativi

Sapersi proteggere è fondamentale: idratarsi, rallentare, scegliere gli indumenti adatti. Ma senza istruzione, tutele sul lavoro o politiche informative inclusive, l’adattamento resta un privilegio.



Chi paga il prezzo più alto?

La Cooling Poverty colpisce in modo sproporzionato chi vive già ai margini della società:

  • Persone anziane, più vulnerabili al caldo per ragioni fisiologiche, spesso sole o con risorse limitate
  • Neonati e bambini, costretti a vivere in abitazioni prive di isolamento termico
  • Persone con disabilità o patologie croniche, che necessitano di ambienti termicamente stabili
  • Lavoratori all’aperto e a basso reddito, esposti a condizioni estreme e senza tutele
  • Donne e ragazze, soprattutto in aree prive di servizi igienici sicuri e accesso all’acqua


Cosa possiamo fare?

Affrontare la Cooling Poverty richiede una trasformazione collettiva, rigenerativa e multisettoriale:

  • Riqualificare gli edifici e moltiplicare le aree verdi
  • Garantire accesso equo a tecnologie di raffrescamento efficienti
  • Integrare sistemi di allerta, spazi rifugio e centri comunitari
  • Proteggere i lavoratori esposti con politiche climatiche sul lavoro
  • Diffondere conoscenza e strumenti di adattamento accessibili
  • Potenziare le reti di cura e resilienza nei territori



Il nostro futuro non può essere costruito all’ombra delle disuguaglianze.

Serve una nuova architettura del vivere comune, capace di proteggere la vita.


Una struttura fondata sulla cura, sull’equità e sulla responsabilità condivisa.
Perché nessuno dovrebbe affrontare da solo il peso della crisi climatica.

È tempo di rigenerare, insieme.