Work - Reloaded

Reverse Mentoring: un’opportunità di crescita intergenerazionale

Di E.U. - G2R Communication Specialist

Settembre segna, da sempre, nuovi inizi: è il mese del rientro, ma anche l’occasione di ripartire con maggiore consapevolezza. Un tempo per riflettere non solo su ciò che facciamo, ma su come evolviamo. E sulle persone da cui scegliamo di imparare.


In questa prospettiva si colloca il reverse mentoring.
Non si tratta solo di un’iniziativa HR, ma di una vera e propria espressione di governance rigenerativa: un modello che valorizza la diversità, si adatta al cambiamento e mette la cura al centro, andando oltre le mere gerarchie.


Rivedendo le dinamiche di potere, il reverse mentoring crea connessioni capaci di unire ruoli e generazioni. E nelle culture rigenerative, non è una tendenza passeggera. È l’inizio della trasformazione.



Un apprendimento bidirezionale

Il reverse mentoring ribalta i ruoli tradizionali: sono i giovani professionisti a guidare i leader senior, aprendo nuovi spazi di dialogo tra generazioni. 


Non si tratta più soltanto di trasmettere competenze digitali, ma di un incontro profondo tra valori emergenti, nuove culture e sguardi inediti sul mondo. 

Nato per colmare i divari tecnologici, oggi è una leva strategica per le organizzazioni più lungimiranti: quelle che puntano su inclusione, leadership rinnovata e capacità di stare al passo con le trasformazioni sociali.


La vera forza del reverse mentoring sta in ciò che genera:

  • Reciprocità, rispetto all’apprendimento unidirezionale
  • Riconoscimento, oltre i titoli
  • Relazione, come fondamento di una visione condivisa

Un apprendimento reciproco, che rende la leadership più umana e i sistemi capaci di autorigenerarsi.



Il caso IBM

IBM è stata una delle prime organizzazioni ad adottare il reverse mentoring, già alla fine degli anni ’90, per colmare il divario digitale. In un momento storico in cui internet stava rivoluzionando il mondo, furono i giovani talenti a guidare i dirigenti, offrendo non solo competenze tecniche, ma anche nuove prospettive, capaci di trainare il cambiamento. 


Quel che era nato come un progetto tecnologico si è rivelato molto di più. Con il tempo, IBM ha trasformato il reverse mentoring in una strategia per affrontare sfide complesse come la diversità e l’inclusionel’etica digitale e i cambiamenti legati al lavoro ibrido.


Numerosi studi mostrano come questa pratica non si limiti a colmare gap di conoscenza, ma apra nuovi orizzonti. Consente ai leader di riconoscere i propri limiti, ampliare la propria consapevolezza culturale e adattarsi alle nuove aspettative sociali. Al contempo, garantisce ai giovani visibilità, fiducia e l’opportunità di contribuire attivamente al futuro delle organizzazioni.


L’esperienza di IBM ci ricorda che il reverse mentoring non riguarda semplicemente il trasferimento di competenze.

È la capacità di evolvere in sintonia con la società.



Un invito per la stagione

Settembre apre uno spazio di riflessione:

  • Quali voci restano inascoltate nella tua organizzazione?
  • Quali convinzioni potrebbero essere messe in discussione attraverso il dialogo intergenerazionale?
  • Come sarebbe la leadership se il processo di apprendimento diventasse bidirezionale?

Il reverse mentoring non è un semplice programma aziendale. È una pratica rigenerativa, che rinnova la leadership, rafforza le comunità e prepara al domani. Perché rigenerare significa anche questo: imparare gli uni dagli altri, e avere il coraggio di cambiare.